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C'ERA UNA VOLTA...
Di:
Redazione
Inserito il: Saturday, November 17, 2007 4:12 AM
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C’era una volta un gruppo, che aveva raggiunto la finale del campionato italiano…
Oggi c’è una squadra che squadra non è perché non è più basata su un gruppo. Si può discutere di quali alchimie servano per rendere omogeneo un insieme di persone, coinvolgerle, motivarle verso un unico scopo, ma il tempo passa ed emergono solo individualità che non spostano alcun equilibrio.
C’era una volta un play…
Si chiamava Best e non era più il “migliore”, però era capace, era esperto, giocava con e per la squadra, che tutta intera si lasciava guidare dal veterano dalla salute cagionevole. Oggi ci sono gambe fresche (?), salute di ferro, ma manca la guida sicura, troppo è stato detto di un Conroy sempre confuso, insicuro, immobile in difesa che forse ha avuto anche troppe occasioni per dimostrare il suo (dubbio) valore.
C’era una volta un allenatore bizzarro, sempre discusso, che parlava con i fatti…
Oggi c’è Pilla, che cammina sul tappeto delle sue ottime esperienze passate ma ultimamente sembra aver smarrito il bandolo della matassa ed in un contesto che non ha un leader forse dovrebbe affermarsi con maggiore intensità e decisione. Lui è un ottimo docente, forse gli alunni non sono proprio irreprensibili, ma indubbiamente anche lui ha un ruolo importante avendo la responsabilità del timone.
C’era una volta lo stile Virtus…
Già, una volta. La Virtus ha sempre avuto rispetto per gli altri, (quasi) sempre lavato i panni sporchi in casa, ma soprattutto è sempre stata parte del meccanismo “pallacanestro” in cui era rispettata per la propria tradizione e per quanto sapeva portare al movimento stesso. Oggi c’è solo la comunicazione estrema, urlata, sempre al limite del surreale, verso i “vicini”, verso i palazzi, verso i tifosi dissidenti, a volte anche a ragione, ma troppo spesso rivedibile nei modi. Una volta la Virtus appariva perché “era”, oggi appare solamente…
C’era una volta un pubblico che amava la sua squadra…
Sempre e solo con la squadra, da anni ed anni, anche nei momenti più bui, mentre oggi i fischi accompagnano questa sventurata “fortezza” bianconera. L’impegno dei giocatori è sempre stato il tramite fra la squadra ed il pubblico, spezzato quel filo è emersa l’insofferenza per le oltremodo vulcaniche decisioni del sempre presente presidente a cui in tanti chiedono spiegazioni.
C’era una volta il destino...
Beffardo, come sempre, venne ad inizio millennio e chiese il conto per le grandi vittorie in Italia e in Europa, il dazio fu pesante e si chiamò “quasi fallimento”, poi rinominato in “legadue”. Non sarà troppo salato il conto che ci è stato presentato, per tre secondi posti? Forse sì ma... "chi rompe paga ed i cocci sono i suoi".
Fabrizio Bonetti
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