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    INQUIETUDINI ESTIVE
    Di:   Inserito il: Tuesday, September 18, 2007 8:37 PM
    Virtus

    Estate tormentata, come accade spesso in questi ultimi anni, per la nobile Signora della palla a spicchi, che ha collezionato più rifiuti che ingaggi durante l’ultimo mercato. Tutto ebbe inizio con un discutibile (nei tempi e soprattutto nei modi) commiato, per certi versi ancora inspiegabile ed inspiegato, dal tecnico che ci aveva fatto riassaporare due finali, pur con la consapevolezza di aver vissuto una stagione particolare, in cui l’altra Bologna e Treviso si erano “autoeliminate”.
    A ruota seguiva una brutta querelle su due degli italici pilastri che forse, anche giustamente, volevano capitalizzare una bella stagione, sperando nella stima di colui che al grido di “un ciclo è finito” ha fatto a pezzi il puzzle bianconero. Un ciclo può finire per età dei giocatori, per incomprensioni di squadra, ma poteva anche valere la pena di incastonare qualche perla di valore nel telaio esistente, prima di buttare all’aria il banco. Anche perché, al di là di facili chiacchere da bar, cominciare il mercato invocando la tribuna per due italiani di punta, forse non è cominciare, come dire… serenamente.
    Rifondare, si diceva, prendendo un allenatore che sappia lavorare con i giovani perché se le parole d’ordine sono diventate “nuovo ciclo”, “programma”, “investimento”,  ecco arrivare il prode Pilla, che aveva sempre visto le V Nere dalla finestra di fronte. Ce ne sarebbe per far traballare il più accanito tifoso, ma piace questa linea costruita sui giovani e il mercato s’infiammò Chiacig (splendido 33 enne), Pozzecco (35), Booker (37), che la (nostra) dea bendata ha consigliato per altri lidi. Tutti giovani insomma, rinunciando al promettente (quando inesploso, è vero) danese che poteva però essere testato con chi ha fatto fiorire altri alberi acerbi. A suon di rinunce a ripetizione – ma non è anacronistico proporre contratti pluriennali se oggi la soglia di accesso al mondo dorato della NBA è sempre più bassa? – si è scelta la strada dei lunghi italiani che pagheranno (un enorme) dazio in Europa, ma probabilmente anche e spesso su e giù per lo stivale. Il destino è tutto nelle mani del trio di americani che sulla carta è tanto forte quanto discontinuo, tutto da testare, ognuno proveniente da realtà molto diverse, così come i tanti (troppi) giocatori di questa Virtus che avrà bisogno di tempo per essere dignitosa.
    La fine dell’estate ci ha consegnato una vera rivoluzione, forse non necessaria, che tanto scetticismo fa serpeggiare fra diversi tifosi, preoccupati di non riuscire ad avvicinare, non i risultati, ma il tipo di gioco mostrato dalla bella squadra dello scorso anno, il cui spettro sta già aleggiando fra Casalecchio e l’Arcoveggio.

    Fabrizio Bonetti