Nessuna illusione prima, nessun dramma adesso. La stagione che ha proiettato la Virtus al primo posto della massima serie è stata costruita manifestando continuità di rendimento, tanto sui legni di casa che su quelli altrui, evitando sprechi, anzi sfruttando fino all’ultima goccia quelli degli avversari, non lasciando mai nulla per strada. Anche e soprattutto giocando contro la sfortuna e una sequela mai interrotta di infortuni. Un certo dazio era da pagare, questa velata quanto certa ipotesi aleggiava nell’aria, ma si sperava che la lunga panchina consentisse di mascherare la mancanza del play titolare e un rendimento alterno dei lunghi di supporto al totem di North Carolina. Oggi la Virtus si guarda allo specchio e vede le proprie ferite doloranti, sulle quali è stata versata sangria a piene mani da una compagine oggettivamente di altra caratura, davanti alla quale è stata issata bandiera bianca con fin troppa leggerezza. Un po’ la pressione per una prima vera prova di maturità continentale, un po’ la stanchezza, infida alleata che ti blocca i muscoli quando anche la testa chiede ossigeno. La filosofia di Markovski di guardare sempre e solo alla prossima partita dovrebbe aiutare lo spogliatoio a non accusare un contraccolpo psicologico che potrebbe essere notevole per chi si trova impotente, quando era abituato a giocarsela con chiunque, almeno fino a questo punto del cammino. Detto di una stagione al netto di sprechi, anche questa pesante sconfitta va capitalizzata per capire come poter intervenire per mascherare lacune che ultimamente sono apparse più evidenti, ma anche per misurare il reale potenziale di questa Virtus che si potrebbe definire “tosta” ma non invincibile, lasciando ad altri parole che sono chimere (leggasi “scudetto”).
Lo scorso anno la fatica ebbe il sopravvento prima del panettone, si trascinò fino in primavera prima che si decretasse l’affondamento del vascello bianconero. Quest’anno i primi scricchiolii sono apparsi con l’avvento di un tardivo inverno a seminare brividi di freddo lungo la schiena dei supporter virtussini. Da alcune giornate la Virtus infatti fatica ad imporre il proprio ritmo difensivo, lasciando facili bottini agli avversari, costringendola poi a faticose rincorse, fin qui sempre vincenti.
Nessun dramma, ma la consapevolezza di poter attingere dal fieno messo in casina, magari anche lasciando qualche punto per strada (difficoltose ad esempio le prossime uscita in quel di Varese ed in terra francese), per cercare di ritrovare una buona condizione fisica adesso che si avvicina il prezioso appuntamento del primo trofeo nazionale, dove si spera di poter ben figurare, davanti ad un pubblico delle grandi occasioni. La V nera, anche quest’anno ha, con i fatti, inorgoglito i propri tifosi, che hanno profuso passione per i propri colori; se gli spalti, per alcuni appuntamenti continentali siano risultati deserti è una questione di rapporto qualità/prezzo, non una questione di “snobberia” per chi si è già sobbarcato un abbonamento oneroso anche quando il palcoscenico era quello della seconda lega. Se la squadra non deve sprecare ogni possibile insegnamento, altrettanto vale per la società che inserendo la disputa continentale nell’abbonamento avrebbe riempito l’impianto di Casalecchio ad ogni appuntamento. Si cresce anche sbagliando, e se la crescita è costante, presto gli sbagli saranno solo un pallido ricordo.
Fabrizio Bonetti