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FINALMENTE SI PARTE
Di:
Redazione
Inserito il: Wednesday, September 26, 2007 10:58 PM
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Troppi elogi per una coppetta vinta sì a discapito “degli altri”, ma che ha solo mostrato una cosa preoccupante: troppo presto vengono elargiti elogi e condanne. Premetto di aver visto le partite in TV per motivi miei.
Ho visto due partite lente, brutte e giocate con lo spirito non facciamoci male, please. Chi è partito bene ha finito bene, fino a quando le gambe hanno retto. Poi gli elogi alla F dopo la prima e il ridimensionamento dopo la seconda mi sono sembrati eccessivi. Penso e sostengo che la F ha solo cercato se stessa nel nome del suo allenatore. Non è ancora pronta per cimentarsi in grandi imprese e il “torneo” da 20 minuti lo ha dimostrato. Come il tono si alza, la F ancora non c’è. Solo la pazienza del popolo biancoblu ed il tempo necessario ci diranno il reale valore di questa squadra che mostra uno spirito diverso da quella fatta di egoisti e presunti fenomeni dell’anno scorso. Il ritorno di Bagaric darà una chance in più a Mazzon e credo anche che il giocatore farà progressi ulteriori sul piano tecnico. Mi è sembrato molto più “calmo”, meno impulsivo e nervoso. Se la schiena regge, di sicuro darà una grossa mano e permetterà a Thomas di rifiatare. Un omone sotto canestro non fa mai male.
Ora finalmente si parte e le verità, anche scomode, verranno a galla. La stagione è cominciata con la vittoria di Siena nella supercoppa. Ma credo che il tentativo di far dimenticare la “figuraza” fatta agli europei con l’esaltazione di questa coppa fino alla noia non fa dimenticare quello che si è visto in Spagna. L’Italia, dopo le vittorie “del piffero” di inizio preparazione, ha imboccato la strada del disastro nonostante i tentativi dei telecronisti di dare pathos alle partite. L’Italia ha giocato malissimo, con giocatori strapagati ed osannati che non hanno fatto nulla per giustificare ingaggio e fama. Ma io sostengo da tempo che il basket italiano, nel senso di giocatori italiani, è quello visto anche in Spagna.
In Italia ci sono giocatori che vengono da tutto il mondo perché costano meno dei nostri presunti campioni, ma soprattutto perché i regolamenti lo permettono. In più non esistono campionati giovanili seri che spingano le società a cercare il giocatore per inserirlo poi in prima squadra.
Qnado ero giovane ed andavo a scuola, il mio compagno di banco era Paolino Bergonzoni, l’ultimo bolognese ad andare in nazionale. Giocava con gli allievi, gli juniores e la seria maggiore nella quale in quel momento si trovava la F. La società credeva in lui e ne fece per anni la propria bandiera finché, stanco del basket, si ritirò dopo un paio di annate fuori da Bologna. Idem per Ettore Zuccheri in un’altra squadra.
Ora i ragazzi a che cosa servono? A fare numero legale sul referto. Ci sono squadre che portano ragazzini imberbi che si accomodano già dall’inizio, dietro la panchina: sanno che non giocheranno mai.
Allora le varie istituzioni che fanno? Litigano su cose che al basket non servono a niente e permettono i casi Lorbek , promuovono le inchieste su “di chi è la società” , naturalizzazioni improbabili, stranieri nati in un posto che e giocano con il passaporto di un’altra nazione. Ma in concreto per il basket italiano degli italiani cosa fanno? Nulla.
Ecco che allora vecchie cariatidi vengono chiamate a difendere il basket italiano, presunti campioni preoccupati di non farsi male e si invoca come scusante l’assenza di un arzillo vecchietto come Galanda o di un giovane che ancora deve far vedere fino in fondo di che pasta è fatto come Gallinari junior. Il movimento cestistico dopo aver perso credibilità nel femminile dove il povero Sales aveva costruito qualche cosa rimettendoci anche i soldi, ora lo sta facendo, e bene, anche nel maschile.
Per non essere tacciato di Grillite, dico che la prima cosa da fare è di obbligare le società ad avere almeno un minimo di tre ragazzi italiani provenienti dal proprio vivaio e che, come nel mini basket, è obbligatorio che tutti giochino. Naturalmente con contratti professionistici uguali per tutte le squadre per almeno tre anni non rescindibili e non cedibili. Dopo i tre anni il giocatore può essere ceduto. Volete vedere che se a due minuti dalla fine siete sotto di uno trovate in campo un ragazzo uscito dai vivai questo qualche cosa fa ed impara? E chi se non la nazionale ne avrebbe vantaggio?
So che i soldi non sono i miei, ma in quale casa il risparmio non è ben accetto? Oggi il più scalzacane dei giocatori stranieri fra stipendio, benefits ed altre amenità più o meno palesi, quanto costa veramente ad una squadra professionistica? Non è più sano e costruttivo aiutare un ragazzo a studiare ed a giocare a basket con un contratto che magari aiuti la famiglia a sopportare i ‘eventuale fallimento? Perché non è detto che un ragazzo diventi poi M.J. e quel che ne segue.
Ricordate quanti giocatori sono delle promesse non mantenute? Io tante. Ma ricordo anche tanti giocatori stranieri venuti “come prime scelte NBA” ed essere delle ciofeche incredibili.
Non sarebbe ora di cominciare a dare fiducia ai nostri ragazzi?
Massimo Renzullo
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