Air Avellino – Canadian Solar Bologna 61–73 (8-13, 29-42; 49-58)
AIR: Troutman 14, Dylewicz 3, Casoli ne, Lauwers 3, Brown 24, Cortese ne, Iannicelli, Napodano, Porta, Nelson 11, Szewczyk 2, Akyol 4. All. Pancotto
CANADIAN: Koponen 5, Moraschini, Collins 17, Fajardo 9, Sanikidze 9, Maggioli 9, Moss 9, Negri, Prato 8, Fontecchio, Vukcevic 5, Hurd 2. All. Lardo.
Arbitri: Lamonica, Cerebuch, Sahin. Spettatori 5500
AVELLINO – Collins, moicano superstite d’un campionato paurosamente imbrocchito, trascina la Virtus in finale, accoppiando la sua sapienza all’energia naif della pantera Moss. Bologna va, contenta d’allungarsi la vita per la quarta volta in fila fino in fondo, per una volta oltre maledizione verde (Kaunas, Siena, Atene, Avellino, Treviso, ormai le sapete a memoria), consapevole però che quasi certamente ne troverà un’altra domani. Intanto qua nella piovosa Avellino la finale è sua, che ripaga la moneta spesa dall’irriducibile decina do Forever Boys anche oggi giunta qua dopo il viaggio di metà settimana. E così, dopo Fortezze varie e VidiVici, pure la Canadian di Lardo avanza e il suo risultato scrive già esiti utili in proiezione: fuori dalla partita tricolore, ancora una volta grande in coppa. Sbattuta contro i cinquemila del Pala Del Mauro, la Virtus ha in parte vendicato la sconfitta di 2 anni fa (anche se poi lì ballava una coppa) e tornerà dove, da 3 stagioni, trafuga beffe e dolori. Magari a sto giro pare aver meno il colpaccio sulle corde, ma nemmeno voglia di mollare: l’ha mostrato ieri, costringendo Caserta a non farsi bastare 78 faticosi punti, l’ha ribadito oggi modellando la gara come voleva, con cuore (tanto) e triple (12). Costruita nella prima parte, cementata nella ripresa quando Avellino era tornata a -3 palla in mano, la vittoria è arrivata da lontano, partendo dal tonnellaggio delle triple con cui Bologna ha spinto subito fin dall’avvio (0-6): più volte emarginata sotto canestro, la truppa di Lardo allunga con le 4 triple di Collins, assieme a Fajardo, l’altro protagonista della prima parte, che aveva aperto con 5 triple in 6’ punti un primo quarto di rara intensità. L’Air ha sofferto poi anche la sfuriata di Prato, alle prime magie sull’uscio dell’intervallo lungo. Ma resta il piccolo Andrè il grande protagonista: suoi 12 dei 42 punti bolognesi, più volte a +14 durante i primi 20’. Riportata poi la truppa anche a +15, Bologna guidava invece un terzo periodo di errori ma non orrori, che però la Virtus s’avvelenava regalando 7 punti negli ultimi 3’ (47-50) prima dell’ultimo riposo: poi due triple incredibili di Maggioli e Collins danno un insperato 6-0 e il 49-58 distillato pareva allora una montagna. E lo era, perché l’Air non segnava neanche dal salumiere e così di là partivano, in un finale (anche +17) con molta gioia e poca storia. Ed è ancor più vero nel momento in cui Lardo vuole in conferenza stampa nel post gara tutto lo staff al suo fianco, perché questa deve essere la gloria di tutti. E’ la quattordicesima finale, ennesima possibilità (forse solo teorica vabbè) di arrivare a nove coccarde, cima ad oggi mai raggiunta da nessuno.
Alessio Torri