Sharm el Sheikh, Egitto. Passeggio per la spiaggia in costume da bagno, mangio buon pesce, mi lascio osservare da qualche russa bramosa non del mio corpo, mi capitava raramente anche 15 anni fa, ma del mio denaro: valle poi a spiegare che è tutt’altro che molto… Però rinuncio alla “coperta” non per il caldo, ma perché, messa così, mi mette una gran tristezza, o, forse, per il fatto che nessuna mi sfizia davvero: Dio me ne scampi da fare il moralista! Più che la moscovita cerco un quotidiano disponibile, a dimostrazione che in vacanza si è molto diversi dal solito… Lo trovo e, purtroppo, leggo del bruttissimo episodio che ha coinvolto Nino Pellacani. C’è solo la pagina nazionale e mi accontento di informazioni non particolarmente dettagliate: ma mi bastano per capire il fattaccio. Sfrutto questo spazio per fare i miei migliori auguri a un simbolo della Fortitudo e ad un ragazzo intelligente, notizie di ieri sera del nostro comune amico Ugo, della trattoria “Rivabella”, vogliono il “magico guerriero” come un miracolato, visto che la lama è arrivata ad un centimetro dal cervello, e che, forse, non essendo il nervo ottico completamente leso, potrebbe salvare qualche grado di vista, nell’occhio colpito. Meglio di ciò che avevo percepito dalle prime sommarie notizie. Nino, anche sportivamente, nonostante io sia virtussino, non l’ho mai odiato, perché lo incrociavo spesso in giro per locali con il suo amico Jack Zatti ed era un “compagnone” nato: due battute si scambiavano sempre volentieri. Ormai i nostri incontri si aprivano sempre con una sua domanda: “Quale clone sei?”. Questo perché riteneva impossibile che potessi essere presente in tutte le discoteche di Bologna, fino a notte inoltrata. Non aveva fiducia nelle mie capacità di nottambulo e sbagliava: ero proprio io! L’apoteosi la raggiungemmo quando, alcuni anni fa, scoprimmo di avere una storia con due sorelle e, nell’istante in cui ci presentarono, lui fu chiaro: “Sei la mia persecuzione!”. Nessun problema, non ci saremmo mai imparentati: di lì a poco io venni, come da tradizione, lasciato dalla mia e lui chiuse con la sua. Abbiamo continuato per anni a salutarci e lui a chiedermi: “Ma sei proprio sicuro di essere virtussino, perché saresti anche simpatico…”. L’ultima volta l’ho incrociato al Playground dei Giardini, dopo che la squadra della “Fossa dei Leoni”, da lui allenata, mi aveva battuto ed estromesso dalla competizione, facendomi, probabilmente, anche “saltare” la panchina. “E io che continuavo a dire che eravate dei perdenti… Non meritavo altro”, ho attaccato io: un sorriso e una stretta di mano amichevole come risposta di Nino. Spero proprio di rivederlo lì, questa estate, ad allenare, o, semplicemente, a gustarsi la manifestazione che per anni l’ha visto protagonista, e spero si goda la manifestazione con entrambi gli occhi, come merita una brava persona come lui. Pellacani i “gardens” li ha dominati per anni con la maglia dell’Accademia, allenata da Concetto Pozzati, uno dei più grandi artisti del 900, cito Vittorio Sgarbi, io di arte, colpevolmente, non so nulla. Proprio quest’ultimo l’ho incrociato sul volo di ritorno da Sharm, e gli ho dato la brutta notizia, a lui che di Nino è stato pure insegnante. L’ho visto profondamente scosso. “Una persona di una sensibilità fuori dal comune fuori dal campo, un duro dentro: se avesse iniziato a giocare a basket 5 anni prima sarebbe stata una delle più forti ali europee, lo chiamo appena atterriamo”. Così mi ha detto questa persona che il suo vecchio studente lo conosce bene, io gli ho pregato di salutarmelo tanto. In bocca al lupo “magico guerriero”! Anche se quella maglia con la “F” maiuscola e senza la “V” non sai quanto l’ho odiata…
Jack Bonora