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TIFOSI
Di:
Redazione
Inserito il: Saturday, November 17, 2007 4:10 AM
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Vale la pena ridare i soldi dell’abbonamento ai tifosi Virtus? No, secondo me no, perché Sabatini è stato di parola, per la prima volta, quest’anno. Appena ritrovata la serie A costruì una squadra da playoff e disse che si accontentava della salvezza. Il secondo anno disse che sperava di arrivare tra le prime otto e arrivò, invece, secondo. Certo andò tutto bene, o, forse, vedendo l’insofferenza del pubblico attuale, tutto male, in ogni modo il patron non sparò alto. Quest’anno ha promesso una squadra che non può arrivare alla Top 16 e che prova a raggiungere i playoff in Italia: è stato di parola. Chi si è abbonato sapeva perfettamente che le partite che contavano di Eurolega le avrebbe viste su Sky e non al PalaMalaguti, idem quelle che assegnavano lo scudetto: quindi nessun motivo per avere i soldi indietro. Sabatini ha proposto la boutade, ma non ha chiesto cifre folli per una squadra trascendentale, semplicemente cifre dignitose per una squadra dignitosa. Se passasse questa linea, a Milano ci sarebbe la fila alla cassa, non per fare il biglietto ma per riavere indietro i soldi. A Napoli idem come sopra, a Treviso potrebbero pure fare causa alla società per truffa! Varese soffre, Roma non incanta: chi può dire di avere realmente rispettato le attese? Siena, certo. Ma è una, non sono dieci. Scusate se ho dimenticato la Fortitudo che, nel frattempo, è due punti sotto la V nera, pur avendo vinto il derby al PalaDozza. Anche i tifosi biancoblù avrebbero tutti i motivi per protestare, invece continuano ad andare a vedere la partita, anche quella di Uleb Cup, e a tifare a squarciagola. Il pubblico bianconero, invece, o snobba l’Eurolega, o se ne va indignato di fronte a una pessima prestazione. Per carità, partitaccia, però sembrava di essere tornati all’ultimo Madrigali. Non solo ci dobbiamo scordare i tempi di Danilovic e quelli di Ginobili, ma anche quelli di Vukcevic, perso per poche decine di migliaia di euro. La V nera, oggi, è questa, e non è che sia scarsa, semplicemente ha talenti difficilmente assemblabili: succede di sbagliare quando si cambia. Il pubblico della Virtus è ringiovanito, non commetta l’errore che commetteva quello precedente, che, in Piazza Azzarita, tifava con voce suadente in curva e sfoggiava pellicce in parterre. Ricordo ancora la signora della prima fila che, dopo appena due minuti dall’inizio della partita, faceva alzare tutti per far passare il barista con il cappuccio caldo: ottima occasione per mostrare ai settemila il vestito griffato. Gli anni ‘80 ci hanno regalato i “paninari” che andavano a tifare bianconero per mostrare le Timberland e il Monclair, e, magari, per punzecchiare i “maragli” della Fortitudo. La vera passione, però, era di quest’ultimi. In trasferta, invece, le cose cambiavano, perché ci andavano solo i virtussini “veri” e i cori si sentivano eccome. Magari mancavano le “gnocche bianconere” che restavano a Bologna, però il sapore era più epico. La Virtus vinceva sempre o, comunque, spesso e quando mancavano 5 minuti alla fine molti se ne andavano. Per evitare la coda e risparmiare tempo, ma, a furia di restare in pullover, a gennaio, tra l’uscita e il parquet, qualcuno si passava la settimana a letto con il raffreddore. Il “Madison” di Piazza Azzarita era il “salotto buono” del basket, molto snob, purtroppo, ed era l’aspetto peggiore: spero tanto che i figli e i nipoti di quei signori ( sarebbero anche miei, se ne avessi…) non copino il lato peggiore di chi li ha preceduti. Nessuno, insomma, chieda indietro i soldi, provi, piuttosto, a tifare per una società che 4 anni fa era sparita e oggi disputa, seppur modestamente, la massima competizione europea.
Jack Bonora
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