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RIENTRO? NO GRAZIE
Di:
Redazione
Inserito il: Monday, October 15, 2007 10:42 AM
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Do un’occhiata al computer e leggo il comunicato stampa della Virtus, che, in pratica, dice che i quattro “mori” sono fuori squadra. C’è pure la conferenza stampa, alle 17, per spiegarne i motivi. Rientro fissato per le 24, ritorno, dicono, alle 2,30: così non va. Sabatini lo fa capire chiaramente, tanto che i “ragazzacci” se ne rendono conto, pagano la multa (che va in beneficenza, e qui complimenti) e a Cantù danno una bella mano a vincere la partita. Giusto il comportamento del patron? Direi proprio di sì, l’unica “sfumatura” è che non avrei organizzato la conferenza stampa se poi esisteva ancora una possibilità di fare marcia indietro, mi sarei limitato ad un comunicato: ma sono quisquilie, e non è affatto detto che abbia ragione io. Lui, certo, l’ha avuta, perché la sua squadra ha vinto in casa della prima in classifica. Prima perché ha avuto un calendario più bello di quello di Eva Henger, però prima. E La Fortezza ha vinto bene, magari un po’ di sofferenza alla fine, però ha dominato. Come sempre amo giocare un po’ e vado a ricordare i “vecchi leoni” del basket bolognese che i rientri non li rispettavano proprio. Comincio da un episodio gustosissimo, ma mi è stato chiesto di non fare nomi visto che i personaggi coinvolti hanno ancora un bel po’ a che fare con il mondo del basket. Anni 90, il cellulare era ancora in fase di espansione e si utilizzava principalmente la linea fissa. Un certo giocatore, bon vivant, riceveva sempre la telefonata di un dirigente sospettoso alle 24,30: raramente dormiva, a volte faceva altro e rispondeva ansimante. In ogni modo, per ovviare alla scocciatura, scelse di pagare uno juniores che lo imitava piuttosto bene e che con voce assonnata rispondeva: “scusa stavo dormendo, ci vediamo domani all’allenamento…”. Il dirigente non l’ha mai capita, speriamo non legga questo articolo….”Sugar” Ray Richardson non conosceva il significato della parola “rientro”: lo potevi trovare all’osteria del “Borgonuovo” alle 5 con una quarantaseienne da battaglia. Otto bicchieri vuoti di birra sul tavolo, ti accoglieva con un abbraccio e ti offriva uno spaghetto aglio olio e peperoncino. Ettore Messina non gradiva, e appena prese un po’ di potere, trovò l’escamotage per “tagliarlo”. La vicenda sfociò pure in una causa e “Sugar”, difeso dall’Avvocato Martini, vinse. Arrivò Jure Zdovc, che andava a letto alle 11, ma in campo non valeva un decimo del texano. A Bologna sbarcò, nel 96, Anthony Bonner, con il quale legai subito: non era difficile, visto che si piazzava davanti al bar di qualsiasi discoteca con una bottiglia di “Cristal” e offriva da bere alle ragazze più carine. “Jack, io metto lo champagne tu le inviti, perché non parlo italiano” mi diceva. Ho rischiato la cirrosi epatica ma qualcosa ho combinato! Joe Binion tirava le tre alla “Cantina Bentivoglio” in Via Mascarella, a furia di birre e jazz: provava pure a cantare ma meglio lasciar perdere…. Quando la società decise di mettergli un uomo alle calcagna per vigilare sulla sua vita privata, Joe perse 10 chili e cominciò a giocare ottimamente: e la Buckler vinse lo scudetto. In Fortitudo gli anni 90 hanno visto “grandi cose” da Marcelo Damiao, sicuramente nato nel ‘75, ma il dubbio è se prima o dopo Cristo… Quando aveva, ufficialmente, 19 anni beccò tre milioni di multa per una nottata di baldoria alla “Buca delle Campane”: c’ero io, uno scout NBA, attualmente, qualche giocatrice di basket femminile di A1 e un paio di ragazze appartenenti alla categoria arbitrale. Non accadde niente di clamoroso, diciamo che scappò un po’ l’orario… Nessuna multa, ma citazione d’obbligo per la festa di carnevale 1995. Adam Filippi, vestito da “Nerd”, Damiao da transessuale brasiliano, Simona Vedovati da pittore baffuto, io da entrenause: le foto le custodisco gelosamente e non le vedrete mai!
Jack Bonora
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