E’ tutto molto semplice, saltiamo i preamboli. Il potere del calcio non vuole i playoff e in testa ha solo una soluzione: la promozione diretta di Juventus, Genoa e Napoli. Perché? Perché sono piazze ricche, muovono maggiore interesse, sanno flirtare con il “palazzo”. Il calcio è una truffa: lo dicono le intercettazioni, i carteggi dei pubblici ministeri, i tribunali. Qualcuno l’ha scampata, qualcun altro s’è riciclato commentatore – vergogna su chi l’ha a libro paga – ma il succo è che si truccano le partite, si accomodano le designazioni, si pilotano ammonizioni, squalifiche, risultati.
Dopo il Bologna-Juve giocato a dicembre al Dall’Ara, s’era invitata la gente a stare a casa. A disinteressarsi allo squallore del calcio, che ci fa schifo. Ciononostante, a Torino duecento tifosi hanno sentito il bisogno d’andarci, prendendo biglietto e pullman da Bologna. Per farsi derubare ancora. E si badi bene: qua è arrivato l’ennesimo favore arbitrare alla Juve, regalino di un arbitro inetto e indecente, ma si voleva soprattutto colpire il Bologna come s’è colpito il Rimini. Per non correre il rischio di un playoff che potrebbe costare caro al Napoli.
Ma potrebbe davvero? Perché sì, va pure detto che il Bologna spesso e volentieri la vita se la complica da solo. Ha giocato a lungo male, non corre, in campo è lungo, trotterella senza palla e quando ce l’ha non attacca quasi mai. Quando, in un campionato, perdi 12 partite e approdi alla volata finale partendo dal settimo posto, probabilmente la serie A non la meriti. L’abbiamo già scritto, non è supponenza: una squadra vecchia, logora, mal guidata per gran parte della stagione, poteva fare poca strada. Ma anche l’avesse fatta, il prossimo anno avrebbe dovuto subire un corposo maquillage. Sicuramente in A, possibilmente anche in B.
Capiamo i problemi di Cazzola. Ha preso una patata sportivamente bollente, ma una potenziale gallina dalle uova d’oro sul piano imprenditoriale (Romilia). Per ora, l’ha gestita in sordina. Ritorno degli anziani, acquisti a parametro zero, guida tecnica affidata all’esperto – troppo? – Ulivieri, che a Bologna era intoccabile. Dal punto di vista sportivo è stato un disastro: peggio quest’anno, fra le due stagioni, perché non ci sono giustificazioni. E’ stato speso poco e male: come pensare d’andare in serie A?
Il Bologna se è settimo deve soprattutto piangere se stesso. Ma ha pure subito tanti torti - sospetti e molto - e per non lasciar passare del tempo invano, almeno ci s’incazzi: perché l’andazzo contrario ai rossoblu non è di oggi, ma data parecchie stagioni fa. Vorremmo vedere Cazzola farsi rispettare, in Lega, nei “palazzi”, in tv quando ha l’occasione di parlare alla platea della Rai. I toni dimessi uditi alla Domenica Sportiva fanno rabbrividire. Come il suo voto a Matarrese. Si farà un altro campionato in B? E sia, ma con dignità e voglia d’investire sul futuro, tecnico e politico. Anche perché rifare la squadra ogni anno, costa il doppio. Ma è necessario per rinfocolare la passione di un tifo sempre più nauseato.
Daniele Labanti