Ci siamo fatti turlupinare ancora. Ci siamo imbacuccati, abbiamo speso dei soldi per il biglietto, abbiamo passato la nostra oretta in macchina fra traffico e parcheggi, ci siamo messi la sciarpona bene attorno al collo che fa freddo, abbiamo preso il nostro thè caldo, il cuscino rosso e blù pieghevole, ancora morbido nonostante gli anni, e ci siamo seduti. Lì, su quegli angusti scranni gialli di plastica, da reduci. Ancora lì, a credere che il calcio italiano sia una cosa seria e non quel sudicio circo di buffoni quale in realtà è.
Il vero problema, signori, è questo. Mica calciopoli, mica gli arbitri, incapaci di condurre una partita, forse ciechi, a questo punto, ahimé, pure in malafede (e ci sono delle sentenze). Il vero problema è che 35 mila anime si sono sentite in diritto d’andarci, alla partita. Per divertirsi, per giocarsi una bella sfida contro la Juventus (dov’eravamo rimasti? Dicembre 2004, arbitra Pieri, solito scandalo), per passare una serata allo stadio. State a casa. Il calcio è morto e sepolto, state a casa. Non fatevi fregare ancora. E se proprio c’andate, perché non potete farne a meno, adeguatevi: niente buonismo, niente rispetto ipocrita di facciata, quando tutt’attorno, dietro le quinte ma spesso anche spudoratamente davanti, succedono le peggiori ruberie. Altrochè contestazione educata, altrimenti viene strumentalizzata.
Prima, un appunto: caro signor Cazzola, ha capito adesso, lei che è un novizio, cosa significa rimescolare sempre la stessa pappetta (leggi: letame)? Ci spiegherà, un giorno, quel voto a Matarrese in Lega, quel volersi uniformare al solito potere, dopo l’indignazione per un processo che non solo non ha azzerato un bel cavolo di niente nel calcio italiano, ma quasi ha chiesto scusa ai criminali, per essere stati tirati per la giacchetta. Se pure lei, signor Cazzola, che vien da fuori e di collusioni con questa marmaglia non ne ha e non vuole averne, si allinea, siamo proprio finiti. La sua rabbia di oggi dev’essere indirizzata con precisione e nei luoghi giusti.
A ruota, la partita. La posizione del designatore Tedeschi non è invidiabile, ogni settimana guarda la lista degli arbitri disponibili e si mette le mani in testa. Chi mando? Una compilation d’impresentabili professionisti dell’errore, non in grado di reggere un’amichevole fra scolaretti. Addirittura – ahi ahi ahi- si vanno a ripescare dal mazzo gl’invischiati nelle turbe di calciopoli, e questo non è bene. Auguri. Messina, che di pregressi con la Juve ne ha millanta, si presenta subito negando un rigore solare al Bologna – attenzione, l’assistente Lanciani non si permette d’eccepire, mica come Copelli al San Paolo pro Napoli… - per un fallo grosso così (cit. Elio e le storie tese) di Buffon su Marazzina.
La perla: minuto 72, Zalayeta stoppa di braccio in mezzo all’area di rigore, Messina non vede – e allora che ci sta a fare? – Lanciani non vede nemmeno lui, ma pochi secondi dopo la vista s’aguzza improvvisamente e il segnalinee sventola giulivo la bandierina correndo verso centrocampo. E’ gol, dice. Prego? Sì, dice proprio che è gol. La palla calciata da Zalayeta sbatte sulla traversa, rimbalza abbondantemente in campo, ritorna su, non varca mai interamente la linea, ma Lanciani dice che è gol. Finimondo. Nel giorno in cui la civile Bologna – fin troppo, ormai ai confini con lo sgodevole – mostra la sua garbata protesta nei confronti di calciopoli, arrivano due ceffi in giallo e – perfetta Nemesi - sgraffignano la partita a favore della Juve? Non si fa. Li ha visti, signor Tedeschi? Li ferma per un decennio, questi?
E pensare che s’è parlato per giorni svariando sul tema: contestazione sì o no – apriti cielo - per rispetto della tragedia che ha portato alla morte di Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, i due ragazzi delle giovanili bianconere. Sgomento e cordoglio, partita Juventus-Cesena rinviata – non al giorno seguente, come sarebbe stato giusto, ma al 16 gennaio, chissà come mai – monito al pubblico bolognese di portare rispetto, poi all’assegnazione d’un gol fantasma che sportivamente c’indigna, giocatori, tecnici e dirigenti bianconeri esultano in modo sguaiato, senza un minimo di contegno per il loro “cordoglio”, senza una dedica spontanea. No comment.
E siamo di nuovo qui. A parlare di polemiche, di truffe, di arbitri in malafede, o indegni d’esercitare il loro mestiere, o sudditi, ognuno ha la sua idea. Ma perché ingastrirsi ancora? Ma perché andarci, a vedere questa pantomima già scritta? Tifosi, non v’ascolta nessuno, le proteste civili sono spettacoli comici per chi sta nella stanzona del potere. Non hanno fatto cambiare niente né ai paladini del calcio, né ai tribunali (sic), a nessuno. Il Coni osserva, a loro dell’equità sportiva non frega un tubo: sperano che voi continuiate a dargli i soldi per campare. State tutti a casa, questa robetta precotta da finto reality fa semplicemente schifo.
Daniele Labanti